l'undici settembre italiano

(riflessioni amare dopo il collasso del viadotto Morandi)

All'Italia non servono i terroristi. 
No.
Non occorrono azioni eclatanti e temerarie,  cruente e folli perpetrate da uomini imbottiti di ideologia e fanatismo.

All'Italia bastano gli italiani (non tutti, invero).
All'Italia basta quella mediocrità che riesce a far scomparire, in un istante, la nostra Storia, il ricordo del Rinascimento, la forza del nostro retaggio d'Arte e Uomini.

Al di là delle risposte che verranno nei prossimi mesi/anni dalle doverosissime inchieste processuali volte a far luce sulle cause del collasso del viadotto Morandi, delle responsabilità ora presunte, annunciate a gran voce, proclamate quasi per rivendicare un'autorità che si palesa praticamente in queste tristissime occasioni,  credo che sia innegabile affermare che è quantomeno difficile per l'Italia gestire la normalità del quotidiano.
Noi italiani siamo invece (purtroppo) bravissimi nell'affrontare l'emergenza,  con la "macchina" dei soccorsi, dalla Protezione Civile ai Vigili del Fuoco,  dalla Polizia ai Carabinieri, passando per medici, infermieri e volontari, con l'afflato di solidarietà,  lo slancio e l'altruismo che contraddistingue moltissimi Concittadini, macchina che risulta esperta e innegabilmente rodata, per cercare di aiutare chi ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. 

Quel che emerge, dai miei pensieri di ingegnere,  è un senso di sconforto, di impotenza totale della tecnica nei confronti degli interessi economici,  dell'inutilità di verifiche, indagini ed allarmi sullo stato dell'arte delle infrastrutture,  degli edifici, del patrimonio storico, tecnica declassata a fastidiosa o inopportuna,  in funzione delle convenienze politiche,  convenienze sempre pronte ad affermare tutto ciò che non sembri impopolare.

Ho l'impressione peraltro che una gran parte dei miei Concittadini voglia vivere (o far vivere, nel caso dei giornalisti) dentro un enorme reality, sempre connessi, sempre in onda, anche quando il buon senso, o quel minimo di decenza, suggerirebbero che no, che sarebbe meglio spegnere telecamere e microfoni e lasciare spazio al silenzio.
Questa supremazia dell'apparire ha leso nel profondo i valori morali di un popolo che non sembra avere più coscienza, più dignità,  più onestà. 
Ma voglio sperare sia solo una minoranza, che emerge grazie al silenzio della massa: in una chiesa gremita di fedeli raccolti in preghiera, basta una sola persona che parli ad alta voce per attirare l'attenzione di tutta la comunità e distrarre dal vero obiettivo; è di questo silenzio che approfittano i malati di protagonismo, i presenzialisti, i registi di questo nostro tragico Truman show.

Il crollo del viadotto Morandi è solo la punta evidente di un iceberg che incombe sulla nostra Patria. 
Oltre alle infrastrutture viarie, basta solo ricordare per sommi capi l'edilizia scolastica ed ospedaliera non pronte ad affrontare i terremoti e non preparate a gestire eventuali emergenze per incendi; l'inadeguatezza delle carceri; il declino di parte del patrimonio storico per mancanza di risorse; e l'elenco risulterebbe tristemente lungo.

Ma, nel poco o nel molto, siamo quasi tutti colpevoli. 
Lo siamo quando ci facciamo raccomandare, quando superiamo i limiti di velocità,  quando azzardiamo sorpassi con linea continua, quando gettiamo i mozziconi di sigaretta a terra, quando saltiamo la fila, quando non paghiamo tutte le tasse dovute, quando rubiamo lo stipendio non impegnandoci al meglio delle nostre possibilità; anche in questo caso l'elenco delle regole non rispettate sarebbe esageratamente lungo.

Queste sono le basi italiche al lassismo, queste sono le basi della nostra sconfitta di fronte alla Storia e di fronte ai nostri Figli.

È necessario rialzare la testa, guardarsi allo specchio e avere il coraggio di sostenere lo sguardo. 
Dovremo sputare sangue per i prossimi decenni.
Altrimenti saremo solo terra di conquista. 



 

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